Quanto l’arte tattile restituisce… la vista

L’arte come ponte sociale, la materia come come mezzo di comunicazione. La storia di Andrew Myers, artista che ha scelto legno e viti per le sue opere, e di George Wurtzel, insegnante e artigiano cieco, è metafora di come i linguaggi di comunicazione siano funzione primaria per l’essere umano, capace di superare i confini e i limiti fisici.

L’arte tattile passa quindi ad un livello in cui i principali fruitori – i non vedenti – possono anche essere i creatori. Il progetto del Centro delle Arti Tattili, ideato da Wurtzel, prende vita presso il campo estivo di Enchanted Hills, nella Napa Valley, in California. qui, l’artigiano, sta costruendo il suo laboratorio all’interno di un vecchio fienile: al piano di sopra, l’area creativa e il laboratorio vero e proprio, al piano inferiore una gallerie dedicata esclusivamente all’arte tattile dove le persone non vedenti possono “sentire” e vendere le loro opere d’arte.. Così, l’iniziativa di George ha affascinato gli art consultant di Cantor Fine Art che hanno fatto incontrare George e Andrew. Da qui è quindi partita la collaborazione tra i due, superando i vincoli culturali del non toccare le opere d’arte e ne è nato un documentario.

arte tattile

George Wurtzel, l’artigiano

Il ritratto come uno specchio

Myers ha così creato un ritratto di Wurtzel “alla sua maniera”, un ritratto grazie al quale l’artigiano, attraverso il tatto, si è potuto “specchiare” concedendosi anche qualche ironica critica (“Non ho un naso così grande!”). Un gesto che per chi non è cieco fa parte della quotidianità, è quasi banale.

Guardare il risultato di questo “incontro” è affascinante, soprattutto ascoltando dalla viva voce dei protagonisti il racconto delle emozioni provate.

stampa digitaleSpeedyBrick